Loris Capirossi a Motegi, sulla Ducati numero 65, fece suoi i GP in terra nipponica per ben tre stagioni consecutive 2005, 2006 e 2007. Sfogliando gli annali chiunque può leggere questa statistica particolare, ma i numeri non spiegano cosa ha significato a livello simbolico e cosa ha apportato nell’evoluzione della D16 di Borgo Panigale negli anni a seguire. Ad oggi, nessuno ha mai vinto per tre volte consecutive a Motegi. Lorenzo, Pedrosa e Kenny Roberts Jr sono arrivati al massimo a due di fila, con moto giapponesi. Ragazzi questa è storia, una Ducati davanti a tutti, sul circuito proprietà della Honda. Certo Dovizioso l’anno scorso ha continuato questa “ricorrenza”, vediamo questo weekend se verrà rispettata da uno dei due alfieri rossi.  Serve sempre guardare indietro nei meandri della storia della MotoGP, se si vuole capire la MotoGP odierna.

Oggi Ducati è all’apice del motomondiale in classe regina, oltre che per gli immani sforzi del suo reparto corse, anche per il lavoro incessante del grande “Capirex” che nel lontano 2003 iniziò la sua avventura in rosso con la primissima D16. Più che una moto era un mostro che sputava fuoco, derapava a centro curva e abbrustoliva letteralmente i piloti per il calore che emetteva. Loris ha proseguito la sua carriera in rosso fino alla stagione 2007, anno del mondiale conquistato dal talento cristallino chiamato Casey Stoner. Torniamo a quel 2007, “Annus mirabilis” per Ducati con il mondiale conquistato, al primo tentativo, da Casey, nella sua seconda stagione in MotoGP, vincendo ben 10 GP (!) e guidando di istinto puro la rossa confezionata negli anni precedenti da Loris. Proprio in Giappone sotto il diluvio, Capirossi colse l’undicesimo trionfo per la casa di Borgo Panigale in quella stagione, fece suo il gran premio e contemporaneamente Stoner si aggiudicò matematicamente il titolo mondiale. Questa, del mondiale Ducati 2007 pero è un’altra storia, che approfondiremo in occasione del GP Australiano a Phillip Island. Loris già in fase di addio con la rossa, sarebbe approdato in Suzuki nella stagione successiva. Chiuse la sua bellissima carriera ducatista proprio con questa gemma in terra giapponese, dando una lezione di guida a tutti. Fu la sua unica vittoria quell’anno, una vittoria di classe, con il titolo costruttori a completare l’en plein. Loris in rosso ha mancato solo il mondiale piloti in quelle quattro stagioni dal 2003 al 2007, chiuse con ben 7 vittorie e 25 podi. Non sappiamo esattamente cosa ha mandato in fumo i rapporti con Ducati, infatti Loris fu l’uomo immagine per la casa di Borgo Panigale in quegli anni formidabili ed esternamente sembrava un matrimonio indissolubile. Forse non serve a niente fare dietrologia, ma per molti tifosi il 65 resterà un numero legato per sempre alla storia di Ducati in MotoGP.  Ora aspettiamo solo che la Dorna inserisca Capirex nelle Legend, perché lo è stato a tutti gli effetti, con una carriera a dir poco stupefacente e lunghissima.

Dopo essere stato il più giovane campione mondiale in 125 nel 1991, il passaggio in 250 con la Honda lo vide sempre protagonista, dal ‘92 al ‘94 sette vittorie ma senza il mondiale, d’altra parte era la 250 più competitiva di sempre con Cadalora, Biaggi, Romboni, Harada a darsi battaglia. Poi l’occasione della vita con il passaggio in 500 nel 95, forse prematuro, ma coraggioso. Quell`anno da rookie, in sella a una Honda NSR fu molto dura, ma agguantò un gran terzo posto davanti a Doohan nell’ultimo GP di Catalunya. Nel 1996 fu scelto da Wayne Rainey nel suo team Yamaha, riuscendo con una moto non perfetta a conquistare un podio in Indonesia, e la sua prima vittoria nella classe regina in Australia. Poi, caso abbastanza unico, tornò in 250 per vincere quel mondiale sfuggito ad inizio carriera, scegliendo l`Aprilia. L’iride arrivo nel ‘98 dopo una battaglia ai ferri corti per tutta la stagione con il compagno di squadra Harada. Nel ‘99, ripassò alla Honda per il suo ultimo anno in 250 cogliendo 3 vittorie, di cui due “pesanti” ad Assen e Imola davanti a Rossi che avrebbe vinto quel mondiale con l’Aprilia. Arriviamo così al 2000, il ritorno in 500 di Loris, alla vigilia del cambiamento di era, con all`orizzonte l`arrivo della MotoGP. Un momento nevralgico che abbiamo vissuto dal vivo al Mugello, il 26 Maggio, direttamente alla Scarperia Palagio da tifosi. Le 500 erano veramente impressionanti nella reattività tra le curve del circuito toscano, e il caratteristico “profumo” delle due tempi era nell’aria per tutto il weekend. Altri tempi. Ma torniamo a Loris, quella gara la vinse con la sua Honda NSR bianca e nera del team di Sito Pons. Caddero Biaggi e Rossi sul finale, ma Loris restando in piedi con una moto inferiore mise in riga tutti. La stagione successiva, l’ultima della categoria 500, sempre in sella alla Honda lo vide conquistare nove podi, nessuna vittoria, ma uno splendido terzo posto in campionato. Poi come anticipato ha saputo riadattarsi alla MotoGP, cosa non riuscita a tutti. Il 2002 nell’anno pazzo con al via sia le 500 che le nuove MotoGP fu molto particolare e unico. Loris e il suo compagno di squadra Barros scelsero di a fare “resistenza” con le due tempi, contro i mostri quattro tempi catapultati sulle piste da Honda e Yamaha. I due si tolsero la soddisfazione di mettere dietro le nuove bestie in occasione del GP del Pacifico a Motegi, Barros primo con Loris terzo dietro solo a Rossi. Al termine di quella stagione il passaggio in Ducati, 2003, al debutto della prima Desmosedici e fu subito amore a prima vista. Prima gara a Suzuka subito podio, terzo, poi Mugello secondo. Arriviamo al 15 Giugno 2003,  Barcellona, dove tutto iniziò veramente per Ducati. La prima vittoria in MotoGP, Loris batte Rossi domando per tutta la gara un toro scatenato rosso. Poi altri 3 podi, Portogallo, Australia e Valencia. Il resto è storia.