Abbiamo scelto questo appellativo perché effettivamente dopo Lorenzo dei Medici nato nel 1449 fautore del “Rinascimento Italiano”, bisogna attendere più di 500 anni, 538 per l’esattezza per vedere nascere Lorenzo da Palma de Mallorca. Colui che diventato pilota a soli 3 anni, in pista ha rappresentato il “Rinascimento dello stile di guida”.

Dopo i Maestri del genere come Eddie Lawson prima e Max Biaggi poi.

Se lo merita in pieno l’appellativo “Magnifico” perché ha dimostrato in ben 18 anni di carriera di aver saputo ottenere tutto quello che era possibile per un pilota cresciuto nell’era “Rossiana” e maturato in quella “Marquezziana” poi.

Il ritiro, inaspettato, ma nell’aria, è arrivato come un fulmine a ciel sereno in quel di Valencia, ultimo GP della stagione in corso. Effetto sorpresa, tipico di Jorge, maestro nell’arte di spiazzare tutti quanti sia in pista che fuori. Valencia non è una location casuale.

Oltre ad essere l’ultimo GP della stagione è anche dove il maiorchino ha ottenuto ben 4 vittorie in carriera in MotoGP. Pari merito con un altro spagnolo rimasto nei cuori di tutti, Dani Pedrosa ritiratosi nel 2018.

 

 

Il Ricardo Tormo nella Comunitad Valenciana domenica vedrà l’ultima recita del ”Martillo” in sella ad una MotoGP. Fortunato sarà chi potrà ammirare il suo stile di guida perfezionistico ancora una volta, l’ultima. Noi ci saremo.

Che dire del Magnifico. La conferenza stampa è stata struggente. Accanto a Ezpeleta, il grande capo, Jorge ha cercato di simulare freddezza e risolutezza durante il suo annuncio. Non era facile gestire le emozioni di fronte ad una platea in religioso silenzio, con la partecipazione di molti colleghi, ma non tutti, ad assistervi.

Poi come sempre, come tutti i campioni che hanno deciso di appendere il casco al chiodo, sono sgorgate le lacrime e la commozione è arrivata anche per lui. Quando si è rivisto nel bellissimo video tributo confezionato dalla Dorna, 18 anni condensati in un minuto e mezzo, con vittorie, cadute, mondiali vinti e persi. Alla fine un minuto di applausi sinceri da tutta la sala stampa. Brividi.

Dalle sue parole abbiamo capito che sono stati 5 i momenti cruciali della sua luminosa carriera. 2010 la vittoria in Malesia che lo incoronò campione mondiale MotoGP per Jorge “the most important title”, noi sappiamo perché; poi la prima vittoria in carriera, che non si scorda mai, nell’ormai lontano 2003 a Rio nella classe 125. II primo mondiale conquistato in 250 con l’Aprilia nel 2006 insieme a Dall’Igna con ben otto vittorie. Il quarto momento, la prima vittoria in MotoGP nel 2008 in Portogallo, da rookie sulla Yamaha.

L’ultimo “memento” il titolo MotoGP conquistato nel 2015, quello delle 7 vittorie e 12 podi in 18 GP, capolavoro unico con ben 330 punti conquistati, nel suo penultimo anno in Yamaha.

Il passaggio biennale alla corte della rossa di Borgo Panigale è stato un altro capitolo epico di Lorenzo. Come un cavaliere rinascimentale ha, nel 2017, prima addomesticato la rossa belva purosangue e indomabile, per poi nella stagione successiva, cogliere forse le più belle vittorie in carriera. La doppietta Mugello / Barcellona e la mostruosa vittoria in Austria davanti a Marc Marquez(!).

 

 

Sembra passato un secolo, nell’era di internet, da queste ultime 3 vittorie di Jorge delle sue 47 in MotoGP. Sembra impossibile come parte della stampa e degli addetti ai lavori abbiano la memoria da “pesci rossi” solo per qualcuno. Semplicemente Jorge con il passaggio alla Honda HRC nella corte del “Re dei Re” Marc Marquez ha dimostrato ancora una volta la sua capacita di mettersi in gioco alla ricerca di nuovi stimoli. Cosa rara e veramente da campioni, visto che non doveva più dimostrare niente a nessuno dopo 3 titoli in MotoGP e 5 in totale.

È “umano” anche Jorge, nonostante in carriera sia riuscito a disputare una gara al Dutch TT nel 2013 sole 48 ore dopo che si era fratturato la clavicola durante le prove del venerdì dopo un volo pauroso alla curva 13. Partì immediatamente per la Spagna, si operò il sabato in tempi record e rientrò la domenica sulla griglia di partenza (!) arrivando quinto sul traguardo (!!). Eroico. Basta questo episodio per riassumere tutta una carriera.

Con la Honda dopo 18 stagioni tra Derbi, Aprilia, Yamaha e Ducati, il feeling non c’è mai stato quest’anno e sul circuito di Assen pochi mesi fa l’infortunio subito con la frattura di una vertebra ha influito sicuramente sulla decisione del ritiro.

Ma da vero “duro” il Martillo non si è mai lamentato del problema fisico, mentre della moto, anche se si chiama Honda, da vero perfezionista qual’è si è lamentato spesso, una consuetudine, un tratto caratteriale comune con il Maestro e Amico Max Biaggi.

Abbiamo vissuto negli anni novanta il ritiro di “campioni assoluti” dell’era delle 2 tempi come Doohan, Schwantz e Rainey, solo per citarne tre. Potremo continuare poi con Lawson, Gardner, Cadalora per finire con Capirossi.

Eravamo dei giovanissimi ragazzini appassionati e già disegnatori di moto per hobby, ma le lacrime di quei campioni sono esattamente le stesse viste sui volti di Jorge oggi e Dani l’anno scorso. Sono “Memento” che restano indelebili nella memoria dei veri appassionati perché ci fanno capire l’importanza di saper dire “stop”.

Grazie Jorge per le tonnellate di emozioni che hai regalato agli appassionati di tutto il mondo per ben 18 anni. Ed è già Leggenda.

 

 
SAKARTDESIGN 2019

L’illustrazione è una creazione del nostro collaboratore Elia Checchi, vero fan di Lorenzo, creata appositamente per questo “memento”.