Phillip Island, uno dei tracciati più spettacolari del Motomondiale; sicuramente uno di quelli dove il pilota deve saper gestire bene i vari momenti della gara, a causa sia del vento, che può spirare con raffiche molto forti, che dell’ “effetto scia”, che su questo circuito può determinare le sorti del GP.

In Moto3, grande prestazione di un ritrovato Darryn Binder, che piazza in qualifica il secondo miglior tempo, staccato di 257 millesimi da Jorge Martin. In gara abbiamo visto, come di consueto in questa categoria, il “mucchio selvaggio”, ovvero una dozzina di piloti che a turno si alternavano al comando, tra cui spesso il nostro Darryn. In una situazione del genere, si può passare dal primo al decimo posto in una curva, ed è quello che è successo a Darryn nell’ultimo giro. Dal comando della gara al dodicesimo posto è un attimo, un solo secondo di distacco. Una gara di pura sopravvivenza viste e innumerevoli cadute. Un antipasto di quello che saranno le ultime due gare stagionali.

La Moto2 resta una questione di famiglia, visto che è il fratello maggiore, Brad, ad essere protagonista per tutto il weekend. Le prove prima e le qualifiche dopo dimostrano una grande forma del pilota sudafricano, che piazza il quinto tempo a poco più di un decimo dalla prima fila. La gara è, anche qui come spesso accade, un avvicendarsi di piloti al comando, ma sempre un pilota a fare da protagonista, Brad Binder. Mentre gli altri si alternano a dargli battaglia, lui è sempre pronto a difendersi ed attaccare, fino alla bandiera a scacchi, dove, con un grande colpo di reni, transita per primo su Joan Mir del team EG 0,0  Marc Vds staccato di 36 millesimi. Tripletta per Brad in questa stagione dopo Germania ed Aragon e per il quarto anno consecutivo sul podio di Phillip Island, dove aveva già vinto in Moto3 nel 2016. Una gara davvero al cardiopalma con un degno finale, a dimostrazione che le qualità di Binder sono quelle del campione, destinato a vivere una stagione 2019 da sicuro protagonista.

MotoGP in cui i giochi sono già fatti, con Marquez campione ma comunque combattivo ed in grado di fare la pole position. In grande spolvero le due Suzuki, sia con Iannone, in grado di piazzare ottimi tempi sia nelle prove che in qualifica, che con Alex Rins. In griglia sono quarto l’italiano e quinto lo spagnolo, a riprova di un feeling perfetto tra il pilota e la moto. In gara Iannone vive una delle esperienze più esaltanti dei suoi due anni in Suzuki, combattendo come un leone e ribattendo colpo su colpo gli attacchi delle due Ducati ufficiali, non arrendendosi mai, neanche quando alcuni errori lo relegano qualche posizione più indietro. La GSX RR, ha trovato un equilibrio tra ciclistica motore e gomme molto simile alla stagione 2016, quella della vittoria di Maverick Viñales a Silverstone. Alla fine Iannone si deve inchinare proprio a Viñales, autore di una gara magistrale, per l’italiano solo un po di rimpianto visto che negli ultimi tre giri è riuscito a ridurre lo svantaggio da 3 secondi a solo 1. Il giovane Rins chiude quinto davanti all’altra Yamaha di Rossi. Bel risultato di squadra per Suzuki, ci sono ancora due GP per acciuffare la vittoria.

Tre gare veramente spettacolari ma condite da troppe cadute molto pericolose, una per tutte quella di Zarco dopo il tamponamento a Marquez ad altissima velocità. Il circus si sposta subito a Sepang. Sarà un Gran Premio particolare per il nostro Brad Binder, approdando alla sua 125ma partenza in un GP Mondiale in carriera, un bel traguardo per il talento sudafricano.

Stay tuned!